sabato 25 giugno 2011

LAVAGNA TATTICA, Zeman ed il suo 4-3-3: "Talvolta i perdenti hanno insegnato più dei vincenti"

Corsa, spettacolo, gol, giocatori giovani, tante polemiche ed il 4-3-3 come dogma: oggi andiamo ad analizzare la tattica dell'allenatore boemo, autore di una vera e propria crociata offensivista nel campionato più tattico del mondo, la Serie A italiana.

CHI E' ZDENEK ZEMAN?
Nato a Praga il 12 maggio 1947, all'età di 19 anni si trasferisce in Sicilia dallo zio Cestmir (ex-allenatore della Juventus) a causa dell'invasione sovietica nel suo paese. Sarà proprio lo zio a trasmettergli la passione per il calcio ed a portare il giovane Zdenek a simpatizzare -come nessuno mai penserebbe- per la Juventus, così Zeman, dopo essersi laureato all'ISEF di Palermo con una tesi sulla medicina nello sport, decide di seguire le orme dello zio intraprendendo la carriera da allenatore.
Dopo i primi anni di gavetta nelle giovanili del Palermo prima e poi nel Licata (con promozione dalla C2 alla C1), è il ds Giuseppe Pavone a notare il suo gioco spettacolare e segnalare il suo nome al presidente del Foggia, Casillo. Con i Satanelli Zeman riuscirà ad aprire un ciclo vincente, trascinando la squadra pugliese in pochi anni dalla C1 a sfiorare la qualificazione in Coppa UEFA.
I giovani interpreti del Foggia di Zemanlandia saranno nomi allora sconosciuti come Signori, Rambaudi, Di Biagio, Baiano e Shalimov, che sfrutteranno l'esperienza foggiana per affermarsi nel calcio di alto livello.
Raggiunto l'ottavo posto in campionato, il tecnico boemo passa all'ambiziosa Lazio, con cui otterrà un secondo posto in campionato, dietro la Juventus: qui inizieranno le sue polemiche con la Vecchia Signora, accusata di doping e di influenzare gli arbitraggi, entrambe accuse rivelatesi poi fondate attraverso successive inchieste giudiziarie. 
Assieme ai "guai" con la dirigenza juventina arrivano annate deludenti con Roma, Napoli, Salernitana ed Avellino, interrotte soltanto dalla serie di salvezze miracolose sulla panchina del Lecce in Serie A, club in cui il boemo lancia talenti del calibro di Vucinic, Bojinov, Ledesma e Cassetti. Al termine dell'esperienza leccese, il boemo decide per un periodo di inattività.
Risale alla passata stagione il ritorno di Zeman al calcio sulla panchina del Foggia che tante soddisfazioni gli ha dato in passato: allestita dal ritornato presidente Casillo una squadra di primavera in prestito da club di Serie A e B, il risultato sarà il 6° posto in campionato con il miglior attacco e la peggior difesa della categoria (67 reti all'attivo e 58 al passivo). Al termine del campionato Zeman rassegna le dimissioni dal Foggia per firmare un contratto con il Pescara in Serie B.

IL 4-3-3: IDENTIKIT DEI RUOLI
"Il modo più razionale per coprire gli spazi", un modulo semplice ma organizzato secondo una struttura dinamica ed efficace. Vediamo nel dettaglio i ruoli degli 11 interpreti del calcio zemaniano.
Il portiere di Zeman gioca molto lontano dai pali, così da poter essere un sicuro appoggio per i retropassaggi dei centrali in caso di pressing: deve perciò essere abile con i piedi e saper leggere molto bene il gioco avversario, trovandosi spesso in situazioni di inferiorità numerica difensiva. Il prototipo del portiere del calcio zemaniano è Francesco Mancini, affermatosi con Zemanlandia, ma che non seppe riproporsi ad alti livelli in altre piazze.
La difesa del 4-3-3 è disposta a semicerchio, con due difensori centrali molto alti per cercare il fuorigioco o comunque per tenere gli avversari lontani dalla porta. I terzini invece sono dei "fluidificanti" a cui è richiesta la capacità di correre come delle frecce sulle corsie laterali per costituire delle fonti di gioco offensivo.
La linea a 3 del centrocampo è composta da un playmaker centrale con abilità anche nell'interdizione (es. Ledesma) e due incursori che tamponino le azioni avversarie e si propongano con tagli tra la linea degli attaccanti ed i terzini.
La punta di diamante del modulo di Zeman è ovviamente il tridente offensivo. Ai tre attaccanti sono richiesti movimenti continui, in modo da non concedere punti di riferimento per la marcatura a difensori avversari. Le caratteristiche tecniche sono la rapidità ed una buona tecnica: gli esterni offensivi, in fase di non possesso hanno il compito di coprire fino a centrocampo. Non esiste un finalizzatore unico, ma il compito di concludere le azioni, a detta del neo-allenatore del Pescara "dipende dalla situazione che si crea in campo".

IL 4-3-3: I MOVIMENTI IN CAMPO
La chiave del gioco iper-offensivo di Zeman è l'atletismo. Corsa, corsa ed ancora tanta corsa: e sue sedute di allenamento sono caratterizzate infatti da frequenti sessioni di ripetute, tanta fatica sui gradoni e nei boschi durante i ritiri estivi.
Il principio base della filosofia di gioco del boemo è la supremazia territoriale e numerica in fase di possesso palla: la squadra si mantiene molto corta, con i terzini che spingono sulle fasce ed i centrali di difesa che salgono fino al centrocampo, creando una situazione di 2-5-3.
Questa disposizione obbliga gli avversari a schiacciarsi difensivamente per riuscire a contenere l'azione, abbassando il baricentro e rendendosi di conseguenza meno pericolosi, "l'attacco è la miglior difesa".
La finalità di ogni movimento offensivo di una squadra zemaniana è guadagnare spazio: la dimensione che si cerca è la profondità, attraverso passaggi filtranti e tagli in verticale da parte dei centrocampisti ed i terzini. Al trio d'attacco è richiesto movimento per liberarsi dalla marcatura e ricevere le verticalizzazioni dei compagni.
Molto intreressanti i movimenti concatenati di terzino, mezzala ed ala: durante un'avanzata palla al piede del terzino, l'ala attacca lo spazio in verticale partendo dall'esterno ed il centrocampista si inserisce centralmente, sfruttando lo spazio creato dal movimento del compagno. In questo modo il portatore di palla avrà la scelta tra la verticalizzazione o l'appoggio per l'incursione della mezzala. L'obiettivo nella fase di costruzione di gioco è quella di creazione, attraverso schemi simili al precedente, di "triangoli" tra i vari giocatori, affinchè il portatore di palla, abbia sempre due possibilità diverse di passaggio.
Il punto debole delle squadre zemaniane è però notoriamente il prendere molti gol: come difendersi dallo squilibrio offensivo?
L'arma difensiva principale è lo schiacciamento forzato degli avversari, che permette la presenza in attacco di una quantità ridotta di attaccanti pronti alle ripartenze.
Con l'avanzata in blocco della squadra, i centrali formano una linea a 2 molto alta per far scattare quanto più spesso possibile la trappola del fuorigioco.
Un altro dogma delle squadre zemaniane è la marcatura a zona, con i 4 arretrati a presidiare ciascuno la propria area di campo, mentre i centrocampisti e le ali tornano a pressare i portatori di palla.
Ovviamente la scelta di una copertura più "soft" è totalmente consapevole: le scorribande dei terzini e dei centrocampisti non permettono la fissazione di una marcatura a uomo, e portare più uomini dietro -contro la filosofia guida di Zeman- comporterebbe un abbassamento del proprio baricentro, e quindi minore pericolosità offensiva.
Lungi dall'essere il modulo perfetto, ma per i tifosi in cerca di gol e pochi sbadigli il 4-3-3 del boemo rappresenta senza alcun dubbio il non plus ultra...

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