venerdì 27 dicembre 2013

Subbuteo moments: il calcio di Eden Hazard Subbuteo ricostruito da Terry Lee da pezzi rotti della sua collezione
Reduce dallo scialbo 0-0 ottenuto contro l'Arsenal, Mourinho rivoluziona l'undici titolare per affrontare lo Swansea il giorno di Santo Stefano, appuntamento fisso di Premier League. A decidere il match è Eden Hazard, che dribbla un avversario e buca la porta di Tremmel con un tiro tutt'altro che imparabile, grazie ad Ashley Williams che ostruisce la visuale del portiere dello Swansea.
Hazard sempre protagonista nelle sfide tra Chelsea e Swansea, anche se non sempre in positivo: nella semifinale di Coppa di Lega dello scorso gennaio, il talento belga era stato espulso per aver dato un calcio ad un giovane raccattapalle, reo di aver ritardato la restituzione del pallone.
Da talento in attesa dell'affermazione ai 7 gol in 3 mesi di Premier, da Swansea-Chelsea di gennaio a Chelsea-Swansea di dicembre, la parabola del 2013 di Eden Hazard.

venerdì 20 dicembre 2013


Cinquanta anni fa, Sandro Mazzola segnava il gol più veloce della storia del Derby di Milano. Ventunenne, al suo primo derby, impiega solo tredici secondi per concludere in rete un'azione di scambi fitti in verticale nella porta difesa dal "kamikaze" Ghezzi, il suo idolo con sette anni di Inter e sette di Milan nel palmarès. Erano i tempi del "mago" Herrera all'Inter e del Milan prima italiana ad alzare al cielo la Coppa dei Campioni, gli anni in cui le milanesi vincono ovunque e al derby si gioca la partita della vita, per la supremazia cittadina.
Se il derby della Madonnina è stato per Mazzola l'inizio di una carriera gloriosa, la stracittadina milanese conta numerose meteore nella sua storia. La più recente è Pato, mancato emulo di Mazzola con un gol al 43° secondo di gioco (in Milan - Inter 3-0 del 2011) ed il biglietto di ritorno per il Brasile meno di due anni dopo. Un potenziale campione, dotato di tecnica, forza fisica e personalità, ma bloccato da una serie di infortuni.
Il primo gol al Milan della presidenza di Massimo Moratti lo segna Andrea Seno (Inter - Milan 3-1 del 1995), giornalista per il "Roma" fino ad essere portato in Serie A dal Foggia di Zeman: un gol di testa al derby e un'annata da protagonista, poi un infortunio al ginocchio e l'oblio.
La più grande meteora dell'epoca recente è però Gianni Comandini, la promessa del Vicenza acquistata per 20 miliardi di lire dal Milan nel 1999. In maglia rossonera solo una stagione per lui condita da 2 gol, arrivati proprio contro l'Inter nello storico derby del 6-0. Una doppietta al derby d'esordio era riuscita prima soltanto a Paolo Rossi...

Domenica sera andrà in scena nella "Scala del calcio" un Inter - Milan insolito, di media classifica, giocato da due squadre che attraversano periodi di transizione: chissà che tra i De Sciglio, Poli, Kovacic e Juan Jesus in campo si nascondano i prossimi Seno o Mazzola, eroi per una notte o per un'intera carriera.

martedì 29 ottobre 2013

Mentre in Premier League si sfidano Chelsea e Manchester City, i due giganti economici d'oltremanica, quest'articolo si propone la riscoperta di un "giovane" particolare, che nel weekend ha festeggiato i 156 anni dalla sua nascita, reso ormai irriconoscibile dal tempo e dal business: buon compleanno calcio!
foto da: sheffieldfc.com

martedì 8 ottobre 2013

Pago della trionfale uscita infrasettimanale contro il Napoli, l'Arsenal rallenta il suo passo lasciandosi raggiungere dal Liverpool in vetta alla classifica di questa strana edizione della Premier League. Il settimo turno porta la vittoria a tutte le big, ad eccezione del Tottenham sconfitto dal West Ham con un rotondo 0-3.

martedì 1 ottobre 2013

L'Arsenal continua la sua corsa immacolata di cinque vittorie consecutive, rimanendo da sola in vetta davanti alla coppia Liverpool-Tottenham. La Premier League è ancora agli inizi, sono solo 6 partite su 38, ma le protagoniste in quest'avvio di stagione sembrano cambiate: tra le sorprese, al 5° posto in condivisione con il Chelsea c'è uno strabiliante Southampton...
foto da: saintsfc.co.uk

mercoledì 25 settembre 2013

Vuoto di potere in Premier League: l'addio di Fersugon consegna un campionato equilibrato ma livellato verso il basso, in cui le big soffrono contro le piccole e la vetta racchiude 5 squadre in una forbice di soli due punti. Il Liverpool perde in casa contro i Saints, il Tottenham piega il Cardiff solo al 93°, Chelsea e Manchester City riscattano le ultime uscite opache e l'Arsenal completa la rimonta al primo posto: dov'è invece il Manchester United?

martedì 3 settembre 2013

Rivalità storiche e top-team in campo per la terza giornata, nel primo vero super-sunday di Premier League. Il North London Derby lo vince un brillante Arsenal, mentre il derby d'Inghilterra tra Liverpool e Manchester United, le due squadre più titolate del paese, lo riporta a casa il Liverpool a due anni di distanza dallo show di Kuyt valso il 3-1 nel 2011.

martedì 27 agosto 2013

Uno storico Cardiff City abbatte i citizens di Manchester con il punteggio di 3-2. Colpaccio in terra gallese costruito su un calcio in stile british, fatto di vivacità e pragmatismo, pressing ed intensità di gioco. L'argomento della settimana è però di ben altra natura, lontano dalle vicende del campo: si tratta dell'affare-Bale, il trasferimento più costoso della storia del calcio.

martedì 20 agosto 2013

Esce indenne da un battesimo di fuoco il Manchester United di David Moyes, che si impone con un largo 1-4 in casa di un avversario ostico come lo Swansea. Nonostante una buona prestazione, i gallesi crollano di fronte allo strapotere dei campioni in forza ai Red Devils.
L'occhio è ancora disabituato all'assenza di Sir Alex Ferguson sulla panchina del Manchester, ma la squadra di Moyes va delineandosi: vediamo come si sviluppa il processo di successione.

sabato 20 luglio 2013

Dalla Serie C all'Europa League con Reja, poi il ritorno tra le grandi con Mazzarri e Cavani. Per il "terzo ciclo" del Napoli di De Laurentiis è stato scelto Rafa Benitez: il suo obiettivo sarà quello di vincere trofei.

martedì 16 luglio 2013

Tutti i trasferimenti ufficiali squadra per squadra del calciomercato 2013/14


IL TABELLONE DEL CALCIOMERCATO DELLA SERIE A
 con tutte le modifiche ufficiali alle rose delle 20 squadre di Serie A e le probabili formazioni

con tutte le modifiche ufficiali alle rose delle 22 squadre di Serie B e le probabili formazioni

lunedì 15 luglio 2013

La prima storica promozione in Serie A del Sassuolo potrebbe far sembrare questo articolo fuori luogo ma, andando oltre le apparenze, si scopre come il calcio italiano sia refrattario ai piccoli club.
Sassuolo è un piccolo centro industriale del modenese che conta solo 40mila abitanti ma, grazie all'ambizioso patron Giorgio Squinzi, fondatore del colosso Mapei ed attuale presidente di Confindustria, può vantare un club di Serie A. E' proprio grazie ai corposi investimenti del mecenate dell'edilizia che i sassolesi hanno bruciato le tappe fino alla massima serie, vagabondando di stadio in stadio ad ogni salto di categoria: dopo aver lasciato Sassuolo assieme alla Serie C, i raminghi neroverdi faranno le valigie anche dalla provincia di Modena per giocare nello stadio di Reggio Emilia a partire dalla prossima stagione.

Ma cosa succede a chi manca di un facoltoso mecenate, per di più abilissimo nell'arte della gestione, come Squinzi?
Come mostrato nella figura sottostante, il destino dei club di comuni sotto i 15000 abitanti transitati per il professionismo dalla stagione 2008/09 (l'inizio dell'era "Lega Pro") è stato nefasto: gli alti costi di gestione del professionismo, uniti agli introiti strutturalmente ridotti per società di piccole dimensioni ed alle congiunture economiche degli ultimi anni, hanno portato al fallimento di ben 15 società sulle 19 che sono riuscite a toccare con mano la gioia del professionismo. Numeri da Re Mida...al contrario.
Facendo un passo indietro a quando la Lega Pro si chiamava ancora Serie C, si denota come, ad oggi, le formazioni dell'ultima Serie C1 -stagione 2007/08- non fallite in questi ultimi cinque anni non formerebbero un solo girone di terza serie (i numeri della C2 sono da mani nei capelli).

La continuità di gestione è visibilmente una chimera per la Lega Pro che, anno dopo anno, si trova decimata e costretta a stravolgere i verdetti del campo per far fronte alle mancate iscrizioni. Le tribolazioni dei tifosi non riguardano più il calcio giocato*, ma la gestione economica: tutti sanno di non essere al sicuro (neanche le società più solide, vedasi caso-Nocerina) e si tira a campare aspettando il sole di una promozione o un nuovo campionato.
La costante prospettiva di ritrovare la propria squadra ferma, lontana dal campo, con il titolo sportivo ostaggio del tribunale rappresenta la morte del calcio dei campanili, della passione su cui si fonda l'Italia del pallone.
I costi del calcio moderno minano la sopravvivenza delle "PMI dello sport", tutelando soltanto chi tifa per una squadra vincente, di Serie A. Vogliono che ovunque si tifi Juventus, Milan e Napoli a spese delle categorie minori, dove il business non ha ancora sradicato totalmente quel pizzico di localismo che rende bello lo sport, quelle dove club che incarnano la storia di città e quartieri si lasciano morire.
Support your local football team or support nobody at all

*in particolar modo i tifosi delle squadre che parteciperanno alla Prima Divisione 2013/14, che non prevede alcuna retrocessione

Giuseppe Brigante

mercoledì 10 luglio 2013

Il resoconto del Consiglio Federale FIGC tenutosi nella giornata di ieri recita:
Modifiche regolamentari
In tema di controllo societario, è stata approvata la modifica dell’art. 16 bis comma 4 delle NOIF di cui si riporta il nuovo testo: “Non si dà luogo alle sanzioni di cui al comma 3, qualora il controllo derivi da successione mortis causa a titolo universale o particolare, o da altri fatti non riconducibili alla volontà dei soggetti interessati. Qualora sopravvengano, per i suddetti motivi, situazioni tali da determinare in capo al medesimo soggetto situazioni di controllo diretto o indiretto in società della medesima categoria, i soggetti interessati dovranno darne immediata comunicazione alla FIGC e porvi termine entro i 30 giorni successivi”.
La modifica dell'articolo 16 sostanzialmente regolarizza la posizione di Claudio Lotito, attualmente presidente della Lazio e comproprietario della Salernitana: con le nuove norme, l'incompatibilità della multiproprietà in capo all'imprenditore romano decade fino al giorno in cui le due squadre non si troveranno nelle medesima categoria. L'illecito si verificherebbe solo in quel momento, così la Salernitana -come ampiamente prevedibile- non dovrà cercare nessun nuovo azionista fino ad una storica terza promozione in Serie A.
Nonostante il veto posto da Macalli alla presenza in Lega Pro di squadre satelliti di club di Serie A, il nuovo articolo 16 permette una scalata nei campionati professionistici italiani da parte di squadre-B, a condizione che l'acquisizione societaria sia avvenuta nei tornei dilettantistici.

START-UP PER LA RINASCITA CALCISTICA - Secondo Lotito questa soluzione "potrà consentire a tante squadre di avere l'opportunità di rinascere ad una nuova vita che era stata perduta". Tale norma infatti ben si presta alla risalita di squadre storiche in difficoltà, come ad esempio la Triestina, che l'anno prossimo si troverà a giocare il secondo campionato consecutivo nell'Eccellenza friulana: Zamparini (presidente del Palermo) ha investito 250mila euro per sponsorizzazione e "collaborazione tecnica", manifestando in più occasioni la volontà di acquisire il club alabardato. In tal caso, la Triestina potrebbe essere traghettata da Zamparini fino al ritorno in Serie B (assumendo nessuna promozione/retrocessione per i rosanero), quando il celebre mangia-allenatori dovrebbe definitivamente scegliere la Sicilia e Trieste. In fin dei conti tutto ciò non è nient'altro che una start-up pallonara basata sul know-how societario e sulla valorizzazione dei giovani della squadra di livello più alto.

L'ANELLO MANCANTE TRA PRIMAVERA E PROFESSIONISMO - A proposito di giovani e di Palermo, tocca ricordare che la nuova formula del campionato Primavera non includerà le squadre di Serie B: per i club di cadetteria che puntano fortemente sul vivaio (basti pensare ad Empoli e Brescia) è un ulteriore ostacolo nel percorso di formazione dei loro giovani talenti e, di conseguenza, una minaccia per la sopravvivenza delle società stesse. Una soluzione al declassamento subito nei tornei giovanili potrebbe essere proprio una partnership con un club di Serie D, che in caso di promozione di ritroverebbe a militare fin dall'anno prossimo in una terza serie competitiva e probante per i giovani calciatori.

N.B. Gli scenari indicati sono prospettive da fantacalcio


Giuseppe Brigante

venerdì 10 maggio 2013

E' morto il re, evviva il re!

Tutto il mondo sapeva che, a 72 anni di età e 26 di Manchester United, prima o poi avrebbe deciso di smettere. Tutto il mondo sapeva come il titolo stravinto quest'anno rappresentasse Ferguson l'occasione per farsi da parte vincendo.
Eppure l'ufficialità del ritiro ha lasciato tutto il mondo del calcio di stucco, come se nessuno, dopo 26 anni e 38 trofei, si aspettasse di vedere il Manchester United e Ferguson divisi.

Sir Alex Ferguson è diventato l'allenatore più vincente della storia del calcio senza inventare modi balzani ed innovativi di intendere a calcio, nè spendere capitali astronomici tutti gli anni: è bastato un "semplice" 4-4-2 ben applicato, ma soprattutto la capacità di costruire una squadra da un manipolo di ragazzi.
Alla stagione 1995-96 il Manchester United si presenta con una formazione con soli 24 anni di età media, in cui Cantona veniva affiancato da giovani talenti emergenti come i 20enni Beckham e Gary Neville ed i 21enni Giggs e Scholes.
In onda sulla BBC, nel post-partita della prima gara (persa 3-1 contro l'Aston Villa), l'ex-bandiera del Liverpool Alan Hansen rivolge a Ferguson una storica frase: "Non vincerai mai niente con i ragazzini". Quell'anno il Manchester United mette in bacheca Premier League, FA Cup e Supercoppa.
Inutile ricordare il prosieguo della carriera di quei 4 ragazzini: se oggi ne parliamo come di fenomeni, gran parte del merito va al lavoro dell'Istituto Ferguson di Formazione Umana e Calcistica.


IL SUCCESSORE: David Moyes

"Ho avuto contatti con Moyes già nel 1998, quando gli ho offerto il ruolo di assistente. Quando si discuteva dei candidati, abbiamo deciso all'unanimità per lui" (Ferguson)

Il Manchester United ha scelto di affidarsi per i prossimi sei anni al successore naturale di Ferguson: scozzese, di notevole spessore morale, reduce da 11 anni di fedeltà all'Everton, capace di rischiare esperimenti in campo ed abile a scovare talenti nelle serie minori...ma soprattutto uno dei più bravi in circolazione: sono tutti campioni a schierare figurine sul campo con un proprietario dal portafogli aperto, mentre davvero pochi sono capaci di arrivare in alto con la pianificazione ed un budget ristretto.
Dopo aver dimostrato di essere il miglior guidatore di Fiat Panda di tutta l'Inghilterra, Moyes è chiamato a confermarsi vincente alla guida di una Ferrari: a Manchester avrà una squadra piena zeppa di stelle e gli occhi di tutto il mondo addosso, in una piazza che non si accontenta di essere la "più bella tra le perdenti", ma coltiva la legittima ambizione fare incetta di trofei in campo nazionale ed europeo fin da subito.
E' proprio qui che viene a galla il punto debole del nuovo allenatore dello United, l'esperienza: David Moyes saprà reggere alle pressioni e tenere compatto un gruppo orfano del suo punto di riferimento?

Evviva il re Moyes...ma che vada bene o male, da oggi per il Manchester United si è chiuso un ciclo: non sarà più la stessa cosa senza Sir Alex.


Giuseppe Brigante

lunedì 29 aprile 2013

Tre acquisti per cambiare la storia della Premier: solo tre giocatori per trasformare la beffa in volata dello scorso anno in un larghissimo trionfo. Il Manchester United può rappresentare uno degli esempi più chiari di come la migliore via per rinverdire un collettivo di valore ma "perdente" non sia una rivoluzione à-la-Preziosi, ma la scelta di pochi innesti mirati o, in questo caso, UNO.
Uno perchè a Manchester è arrivato il 19enne Nick Powell dalla terza serie per fare gavetta ed allenarsi con i big, con una sola mezz'ora di gioco condita da un gol al Wigan...
Uno perchè il secondo acquisto è Shinji Kagawa, pagato 16 milioni di euro al Borussia Dortmund per segnare una tripletta al Norwich e poco più...
Ma soprattutto è quell'uno è Robin Van Persie, un attaccante che sposta gli equilibri. Un attaccante che segna come vuole, quando vuole...come lo definiscono in molti, Beast.

Aveva le idee chiare quando ha scelto che, a 29 anni, era arrivato il momento di fare il passo verso il successo: "Ho deciso di non prolungare il mio contratto, voglio vincere", diceva. E ci è riuscito: la scorsa settimana i Red Devils hanno vinto matematicamente il titolo d'Inghilterra con un 3-0 sull'Aston Villa. L'autore della tripletta? Robin Van Persie, ovviamente.
La sua anormalità è testimoniata dal gol del 2-0: un giocatore normale avrebbe inseguito la palla dopo averla fatta rimbalzare oppure avrebbe provato a controllarla...i più talentuosi avrebbero poi provato a liberarsi del difensore con un finta. Lui no, beast carica il sinistro al volo.
Un giocatore normodotato, se avesse deciso di tirarla di prima, avrebbe lanciato quella palla in tribuna. Lui no, lui ha angolata di potenza con il mancino. Lui ha messa in porta. Beast, lo dice anche il telecronista.
Questa settimana il programma offre Arsenal - Manchester United: il ritorno del traditore nello stadio che lo ha coccolato per anni. I tifosi dei Gunners avevano minacciato di salutarlo con una "Poznan" (che consiste nel voltare le spalle al momento dell'uscita dal campo) per ricambiare il passaggio ai rivali, quando Van Persie ha voltato le spalle alla tifoseria che sperava di tornare a vincere con l'olandese in campo, grazie ai suoi gol.
Nonostante i fischi arrivassero puntuali ad ogni tocco di palla, l'olandese è riuscito comunque a fare il suo lavoro, quello di segnare: su rigore, dopo essere stato falciato in area da Sagna.
Grazie alla squalifica che lascerà il primo inseguitore Suarez in tribuna fino al termine della stagione, le 25 reti di quest'anno bastano per spianare la strada verso il secondo titolo consecutivo di capocannoniere della Premier League, beast.

In Inghilterra dicono che chi va via dall'Arsenal vince: l'anno scorso ci sono riusciti Clichy e Nasri con il Manchester City e Fabregas in Spagna, prima ancora Henry e tanti altri. Questa stagione è stato il turno di Van Persie, ma anche di Bendtner "trascinatore" con la maglia della Juventus. Ma quelle sono tutt'altre storie...da chi l'ha beast.


Giuseppe Brigante

domenica 7 aprile 2013

"Non mi interessa la Premier League: il paradiso del calcio è la Bundesliga. Abbiamo la lega più attrattiva e competitiva d'Europa. E' il campionato più combattuto e con gli stadi più belli". (Jurgen Klopp)

Sempre più frequentemente si fa riferimento al "modello tedesco" come best practice a livello europeo: così come nell'economia, il fantasma dello spread aleggia in modo sempre più sinistro anche nel calcio.
Lo spread del pallone ha un nome ben preciso, ranking UEFA. I numeri dicono che facciamo peggio della Germania dalla stagione 2006/07, per intenderci quella in cui il Milan vinse la Champions League ad Atene contro il Liverpool. Nel corso degli ultimi anni il divario ha continuato ad aumentare e così siamo stati superati nel ranking, con la conseguenza di perdere il privilegio di portare una 4° squadra in Champions.

Ma come hanno fatto i tedeschi a far crescere il loro movimento?
La prima riflessione d'obbligo riguarda gli stadi: la Bundesliga aumenta ogni anno il suo appeal, portando il dato medio delle presenze oltre i 45mila spettatori a partita. La nostra Serie A è teatro di un desolante svuotamento degli stadi, con 22500 spettatori in media...un livello prossimo ai 17500 della serie B tedesca.
Se state pensando "succede perchè A abbiamo piccole squadre come il Chievo" siete fuori strada: in Bundesliga gioca dal 2008 l'Hoffenheim, la squadra di un quartiere di 3000 anime della città di Sinsheim (delle dimensioni di Aosta). I biancoblù hanno fatto notizia fin da subito, quando -da neopromossi- si sono laureati campioni d'inverno, nella storica prima annata di Bundesliga.
L'entusiasmo in quel di Hoffenheim non si è spento con l'affievolirsi dei risultati: nonostante siano praticamente retrocessi (sono penultimi a -9 dalla zona salvezza, con sole 7 partite da giocare), portano ancora 25566 spettatori a partita...quanto il Chievo e l'Hellas Verona sommati.
Lo sport non può sopravvivere senza la sua linfa, i tifosi: trovare biglietti per le gare di Premier e di Bundesliga è un'impresa, mentre il tifoso medio italiano preferisce restare comodamente sul proprio divano (e, con sole 2 presenza allo stadio questa stagione, mi autoinserisco in questa categoria) anziché seguire la propria squadra. Sarà colpa della politica con cui viene gestito il calcio, della crisi, degli scandali o della precarietà dello spettacolo nei nostri stadi, ma l'Italia del pallone si sta sempre di più disaffezionando...ed è da qui che si deve iniziare la ricostruzione del nostro calcio.

Ci lamentiamo tanto degli scippi del PSG e del Manchester City e di come la causa del nostro declino sia dovuta soltanto alle vagonate di soldi investite dai mecenati proprietari dei nostri competitors. Il calcio tedesco non è stato conquistato da sceicchi e petrolieri, eppure è in crescita esponenziale.
La realtà è che degli sceicchi non ne ha bisogno, grazie alle entrate da stadi, sponsor e diritti tv in continuo aumento ed una gestione economica virtuosa da parte dei club. Nel lungo periodo la politica vincente è proprio l'autosufficienza alla tedesca, capace di garantire risultati a prescindere dalla voglia di spendere del presidente (che potrebbe decidere di chiudere il portafogli e scappare, vedasi il fallimento del Portsmouth di Sulaiman Al-Fahim).
In Germania più della metà dei giocatori proviene dalle giovanili dei club di Bundesliga, con inevitabili guadagni per le nazionali tedesche, per cui risulta chiaro come l'affermazione del calcio tetonico non sia casuale, ma è in atto da numerosi anni con investimenti massicci nei vivai.
Alaba e Thomas Muller, gli autori dei 2 gol che hanno affossato la Juventus martedì sera, hanno in comune un passato nel Bayern Monaco II, la seconda squadra per la formazione dei talenti bavaresi. Ma il calcio tedesco non è solo uno spettacolare Bayern: le ultime due edizioni della Bundesliga sono state vinte dal Borussia Dortmund.

Il Borussia Dortmund fino a pochi anni fa attraversava un periodo buio di stagnazione nella parte bassa della classifica. Per la stagione 2008/09 viene chiamato ad allenare i gialloneri Jurgen Klopp, reduce da un 4° posto in seconda divisione con il Mainz, ed è qui che inizia la rinascita: il primo anno la qualificazione in Champions sfuma nel finale, mentre la stagione 2010/11 porta al titolo di Germania una squadra con 23 anni di età media.
I protagonisti del successo? Tutt'altro che paperoni affermati, ma:
- Robert Lewandowki, 21 anni ed 8 reti, acquistato ad inizio stagione dal Lech Poznan;
- Shinji Kagawa, 21 anni ed 8 reti, anche lui una new-entry dal Cerezo Osaka (serie B giapponese) per 350mila €...e poi rivenduto, con una signora plusvalenza, al Manchester United per 22 milioni €;
- Lucas Barrios, bomber principe della squadra campione, poi ceduto al Guangzhou per il doppio del valore d'acquisto;
- Neven Subotic, 22 anni, difensore di fiducia di Klopp, che lo ha portato con sè dal Mainz;
- I talenti cresciuti nel vivaio: Mario Gotze (6 gol a soli 18 anni), il difensore bomber 22enne Hummels e l'asse quantità-qualità di centrocampo Sven Bender e Nuri Sahin (21 e 22 anni).
La crescita sportiva passa per la promozione del settore giovanile...volete davvero sapere quanto investono le squadre nostrane?

Giuseppe Brigante

mercoledì 3 aprile 2013



In un epoca di Top Players dalle cifre impossibili, in cui lo stipendio di Messi e Ibrahimovic di un anno risolverebbe i problemi di numerosi stati in crisi, voglio parlare di un fenomeno di quelli "fatti in casa", uno dei talenti più puri e sottovalutati dei nostri giorni, Fabio Quagliarella.

martedì 2 aprile 2013

"Non posso rispondere ogni due settimane, ogni due mesi, ogni dieci mesi alle stesse domande. Siamo in una squadra di calcio, non in Parlamento. Io non sono un politico, parlerò solo di calcio".

Separare calcio e politica.
Perchè Paolo Di Canio è un personaggio che va ben oltre il saluto romano all'Olimpico e l'aquila imperiale tatuata sulla schiena:
  • Paolo Di Canio è il campione di fair play che al 90°, sul punteggio di 1-1, ha fermato il gioco invece di segnare un facile gol da tre punti con il portiere avversario a terra.
  • Paolo Di Canio è un campione, punto. Un ex-calciatore con un palmares internazionale invidiabile, nonchè bandiera del West Ham, club che lo ha inserito nell'11 più forte di sempre.
  • Paolo Di Canio ha dimostrato di valere anche come allenatore. Ha vinto la League Two al primo anno con lo Swindon Town e l'anno dopo ha portato la squadra ai vertici della League One, fino al giorno delle dimissioni. La sua ex-squadra, dopo il suo abbandono, è in crisi.
  • Paolo Di Canio crede nel lavoro e nella passione per il calcio...cosa non consueta in uno sport che ruota attorno ai soldi: a gennaio si era offerto di sopperire alla mancanza di liquidità societaria pagando lui stesso i calciatori affinché restassero allo Swindon.
Ora che Paolo Di Canio è il nuovo allenatore del Sunderland, la domanda non deve essere "ma è fascista?" (come si sta facendo su tutti i media, inglesi ed italiani), ma "è adeguato per allenare i Black Cats?". Un discorso di capacità, a prescindere dalla fede politica.
Negli ultimi due anni il "mad italian" si è lanciato in una nuova avventura da allenatore, ottenendo fino ad oggi ottimi risultati grazie ad una squadra capace di mettere in mostra un più che discreto gioco. Uno di quei personaggi senza peli sulla lingua, che non conosce l'aziendalismo nè il compromesso: ciò che serve per spronare una squadra a secco di vittorie dal 19 gennaio, ad un solo punto dalla zona retrocessione nonostante una rosa che sarebbe riduttivo definire dignitosa.
Basandoci sull'esperienza-Swindon, il modulo dovrebbe essere un 4-4-2 fondato su due pilastri: solidità e sovrapposizioni degli esterni, per attaccare gli spazi. Nonostante l'imprevedibilità del personaggio, in immagine è riportata una prima bozza di formazione di questo nuovo Sunderland.

L'allenatore italiano in Premier League è certamente una scommessa, ma l'ambiente in quel di Sunderland necessita di nuovi stimoli ed un bagno di umiltà, per cui l'italiano può essere l'uomo giusto.
Per adesso Di Canio si è presentato con la sua filosofia "lavoro, lavoro, lavoro, lavoro, lavoro. Che non significa correre 5 ore al giorno, ma essere concentrati per 24".
Il prossimo ostacolo lungo la via dei Black Cats sarà il calendario: le prossime gare saranno contro Chelsea, Newcastle ed Everton. Di Canio dice che riusciranno a salvarsi...io gli credo. Voi?


Giuseppe Brigante

mercoledì 27 marzo 2013

C'era una volta uno sport chiamato calcio, in cui non contava il nome sulla maglia (anche
perché non ce l'avevi), la tv non decideva i calendari in base alle dirette in orari improponibili, non c'erano tessere e schedature varie per i tifosi e tutto funzionava probabilmente meglio.

martedì 26 marzo 2013

Tutt'altro che paghi dopo il secondo Sei Nazioni di rugby consecutivo appena vinto, i gallesi hanno deciso di colonizzare anche il calcio inglese: Gareth Bale migliora ad ogni partita il suo record di gol stagionali, il Cardiff domina la Championship, lo Swansea ha già conquistato la sua prima storica qualificazione all'Europa League, ed ora anche il Wrexham ha scritto il suo nome nella storia del calcio inglese con la vittoria dell'FA Trophy.

CAPITOLO 2 - IL LUNGO PERIODO PREMIA LE SINGOLE
La stragrande maggioranza degli scommettitori gioca schedine con un gran numero di partite: la scommessa multipla è senza dubbio più divertente da seguire, ma consiste nel modo più facile per dare ulteriore vantaggio al bookmaker.
Il primo dei motivi per cui giocare una multipla è sconveniente è l'utilizzo di un solo bookmaker, che annulla il vantaggio di poter ricercare le quote più elevate per ogni evento tra le varie agenzie.
Il secondo vantaggio delle singole è la quota minore, per cui un conseguente rischio più basso.
Ipotizzando:
  • di scommettere 1€ per un numero di 1000 partite
  • di essere degli ottimi pronosticatori (1 pronostico sbagliato ogni 10 esatti)
  • di scommettere solo su eventi a quota 1,60 (per intenderci, la quota del 2 di Sunderland-Manchester United....cioè la vittoria della capolista di Premier League in casa di una squadra che non vince da 8 partite)
Giocando solo singole si otterrebbe una vincita netta di 1340€, mentre giocando doppie si otterrebbero vincite singolarmente maggiori, ma con un totale di soli 924€: il giocatore di singole, giocando gli stessi soldi sulle le stesse partite, ha vinto 416€ in più del giocatore di doppie.

Ipotizzando adesso un pronosticatore umano leggermente fortunato, ossia con 1 errore ogni 3 pronostici:
il giocatore di singole otterrebbe un profitto di 734,20€, mentre l'utile netto delle doppie sarebbe di soli 94,52€: le singole hanno un surplus di 639,68€.
Calcolando gli stessi esiti con schedine triple o a più partite ovviamente la forbice si allarga, con guadagni di maggiore entità ma sempre più sporadici nel tempo: riscuotere 500€ una tantum alla cassa può dare maggiori soddisfazioni rispetto a ritirare un raddoppio di 2€, ma alla lunga la via più redditizia risulta essere la progressione.

CAPITOLO 3 - LA PROGRESSIONE
Metodo pratico per applicare i concetti esposti nei capitoli sul money management e sulle singole e il giocare in progressione. Qui sono riportati due metodi classici di progressione:
Masaniello [clicca qui per scaricare l'excel]
Uno dei sistemi più conosciuti dagli scommettitori italiani, che consente di ottimizzare la gestione reddituale di una progressione di scommesse: ipotizzando di indovinare 7 partite su 10, giocando 1€ per 10 partite a quota 1,60 (il 10% di capitale iniziale pari a 10€), si otterrebbe un utile di 7,2€; allocando le puntate secondo le tabelle del Masaniello, lo stesso numero di partite indovinate porterebbe una vincita netta di  12,38€. A voi valutare la convenienza di questo foglio excel su larga scala...
Cosa fare per settare il Masaniello? [ingrandire l'immagine per maggiore dettaglio]
1- scrivere il valore iniziale della cassa nel foglio "Masaniello 1";
2- determinare una quota indicativa per gli eventi che si vanno a giocare;
3- definire un numero (realistico) di partite che si pensa di poter indovinare, a tale quota;
4- premere su "aggiorna quote"
5- aggiornare di volta in volta il proprio diario, appuntando nella colonna "W-L" 1 se l'evento è stato indovinato oppure 0 se il pronostico si è rivelato perdente.
Antico limite è l'impossibilità di scommettere su eventi in contemporanea (la determinazione dell'importo da scommettere dipende dall'esito della partita precedente), superato con l'introduzione di 6 fogli excel per gestire differenti progressioni.

- Martingala
Conosciuta anche come "raddoppio", è un metodo abbastanza rischioso per scommettitori alle prime armi. Il metodo consiste nello scommettere su una squadra aumentando progressivamente la puntata in caso di perdita in modo tale che, una volta presa una partita, ci sia un rientro nel capitale più una vincita.
Tale metodo può portare velocemente però all'esaurimento della cassa, per cui è fondamentale definire un bankroll per cui è accettabile anche una perdita totale in caso di fallimento (es. il Pescara che non vince più), senza ulteriore reintegro.
Forniamo un esempio pratico:
Step 1 - Isoliamo un capitale massimo di 100 euro. Il Parma in data 10 febbraio 2013 non vince da un mese e 4 giorni, per cui decidiamo di scommettere 5€ sull'1 di Parma-Genoa a quota 1,91 (William Hill, una quota vicina al 2, che rappresenta in nostro obiettivo-=raddoppiare la posta). La partita terminerà 0-0, per cui la scommessa risulterà persa.
Step 2 - Bisogna recuperare una perdita di 5€ di capitale, per cui si gioca sul 2 di Milan-Parma @6,50. La quota si è impennata, per cui anche una scommessa di 1€ reintegrerebbe il capitale con un surplus...essendo una partita difficile, si potrebbe abbassare lo stake e la puntata; considerando una visione "miope" rispetto alla forza del Milan, ma non "pazza" al raddoppio, giochiamo ancora 5€. Il Milan vince 2-1, scommessa perdente.
Step 3 - Abbiamo una perdita di 10€. Parma-Catania 1 @2,20. Raddoppiamo la puntata a 10€, scommessa perdente.
Step 4 - La perdita è di 20€. Sampdoria-Parma 2 @3,50, con puntata 20€. Vincerà la Sampdoria.
Step 5 - La perdita è di 40€. Puntiamo 40€ su Parma-Torino 1 @2,00. Il Parma vince 4-1. Si va in cassa per 80€ lordi.
Risultato finale: +40,00€ netti
N.B. La martingala ha impiegato una somma totale di 80€, ed in caso di ulteriore sconfitta ci saremmo dovuti andare a cercare altri 80€ per continuare la progressione. In questo consiste il rischio di tale sistema.

NOTE: Questa guida si conclude qui, essendo dedicata a chi non dispone degli ingenti capitali necessari per giocare "surebet" nè sistemi complessi a correzione di errore, ma gioca schedine soltanto per aggiungere pepe alla propria passione per il calcio.

lunedì 25 marzo 2013

"Se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi modi può condurre a una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo"

PREFAZIONE - SOLDATI CONTRO LA LEGGE DI MURPHY
Così come il toast cade sempre dal lato imburrato, anche le scommesse rispettano in pieno la legge di Murphy: se qualcosa puà andare male, lo farà.
Vi è mai capitato di perdere una multipla ricca per una sola partita? Per un gol nei minuti di recupero? Per colpa di un episodio clamoroso?

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