giovedì 5 maggio 2016

Venerdì 29 aprile, il Crotone pareggia 1-1 contro il Modena ed ottiene la sua prima storica promozione in Serie A. I pronostici di agosto vedevano come netta favorita il Cagliari, ma il Crotone ha sorpreso tutti vincendo il campionato con una squadra allestita con prestiti e parametri zero.

I punti di forza di questo Crotone che si affaccia alla massima serie sono il fattore campo e l'organizzazione tattica. L'asso nella manica di questa squadra è stato infatti l'allenatore Ivan Juric, che ha schierato i rossoblù con un 3-4-3 compatto e spettacolare, di stampo Gasperiniano. Risultato: miglior difesa della categoria con soli 32 gol subiti in 39 gare e secondo miglior attacco, dietro soltanto al Cagliari.

Da Crotone sono passati negli ultimi anni talenti del calibro di Florenzi e Bernardeschi, indice di come l'occhio lungo dei calabresi potrebbe rappresentare un'arma in più anche nella prossima Serie A e per il fantacalcio, con diversi giovani in rampa di lancio che potrebbero trovare spazio ed esplodere nel Crotone 2016/17.

Aspettando il mercato...il presidente Vrenna sta programmando un nuovo stadio e ha già in programma un incontro con l'allenatore Juric per programmare il rinnovo. Ma quali dei protagonisti di questa favola all'italiana potrebbero essere il colpo di mercato a 1 credito per la prossima stagione?

Il 3-4-3 del Crotone
Cordaz
Yao Ferrari Claiton
Balasa Capezzi Salzano/Paro Martella
Ricci Budimir Palladino

Cordaz - Portiere di 33 anni, con grande esperienza costruita da gregario nell'Inter. Ottima stagione in B, molto probabilmente sarà ancora lui il titolare in Serie A: in casa ha subito soltanto 10 gol quest'anno...da valutare come terzo portiere, da schierare nelle partite casalinghe contro le piccole.

Yao - Difensore in prestito dall'Inter. Classe '96, duttile, con ottime capacità di anticipo, una sola ammonizione: gioca come un veterano. Probabile sorpresa dell'anno anche in Serie A.

Ferrari - Difensore che detta i tempi e regge il reparto con autorità, potrebbe essere un buon jolly dalla sufficienza costante. Attenzione ai cartellini però.

Martella - Difensore/centrocampista. Questo esterno corre, difende bene, crossa e costruisce tanto in attacco. Tre gol e tantissimi assist quest'anno. Ha già rinnovato il contratto col Crotone: dovesse essere listato difensore, sarebbe un grande acquisto.

Capezzi - Giovane centrocampista di proprietà della Fiorentina. Dovesse restare ancora a Crotone, avrebbe la titolarità pressoché certa...un bel talento, ma per il momento sconsigliato al fantacalcio: buoni voti, pochi bonus e tanta sostanza.

Ricci - Esterno d'attacco classe '94 di grandissima tecnica. Ha tutte le carte in regola per fare benissimo in Serie A. 10 gol e 7 assist in B quest'anno.

Palladino - Attaccante ex Juventus e Parma. Frenato da molti infortuni, da gennaio sembra essere tornato a splendere in Calabria aggiungendo la sua esperienza alla giovane squadra di Juric. Vi sentite di scommettere 1 credito su di lui?

Budimir - La punta del Crotone, arrivata in sordina dal St. Pauli, sta già scatenando un'asta di mercato: rimarrà in rossoblù? Fa reparto da solo, dialoga bene con i compagni e segna tanto. Quest'anno è stato il Drogba della Serie B, l'unico dubbio è se riuscirà a confermare i suoi numeri anche in Serie A.

martedì 3 maggio 2016



Questo non sarà l’ennesimo articolo di glorificazione per il miracolo del Leicester.
La storia delle Foxes che hanno vinto il titolo contro ogni pronostico ha coinvolto tutto il mondo, riavvicinandoci alla bellezza del calcio e va tenuta a mente.
La ribalta del Leicester ha il merito (e la colpa) di aver invaso il mondo dello storytelling calcistico, attirando una valanga di speculazione sulla retorica di Davide contro Golia, sull'umiltà del condottiero Ranieri, sulla parabola di Vardy dai dilettanti alla gloria e sull'elogio incoerente del calcio di provincia.

Piuttosto che aggiungere ancora un racconto di questa bellissima storia, Invasore di Campo si limita a sottolineare quanto sia importante ricordare l’impresa del Leicester per difendere la bellezza del calcio, perché le azioni parlano più forte delle parole.

Quindi ricordiamoci di questo Leicester e di come ci siamo fatti trascinare dalla sua poesia.
Ricordiamoci del Leicester ogni volta che viene proposta una Superlega Europea chiusa ai club blasonati
Ricordiamoci del Leicester ogni volta che si parla di quanto sia deleterio (?!?) il Carpi in Serie A
Ricordiamoci del Leicester ogni volta che le ragioni del business offuscano quelle del campo 
Ricordiamoci del Leicester ogni volta che ci si lamenta di un Bate Borisov campione di Bielorussia in Champions*, quando invece un più forte Milan 7° in Italia “sarebbe più competitivo”
*ma poi quando lo stesso Bate Borisov batte una corazzata diventa d’incanto tutto giusto e bellissimo
Ricordiamoci del Leicester ogni volta che si gioca una Coppa Italia costruita ad uso e consumo delle grandi
Ricordiamoci del Leicester ogni volta che una big asfalta una provinciale. Perché un sistema in cui alle realtà con un bacino d’utenza ristretto vengono lasciate le briciole impedisce ad ogni Empoli di diventare un piccolo Leicester


¡Viva el fútbol!

venerdì 16 ottobre 2015

Sempre in alto, mai in vetta. La nazionale olandese è l’eterna incompiuta del calcio mondiale: seminare senza mai raccogliere è una costante della storia calcistica dei Tulipani, che nonostante la loro gloriosa tradizione non sono mai riusciti ad alzare al cielo un Mondiale. 

sabato 6 giugno 2015

“Se mi fa rabbia essere il meno pagato? Io sono figlio di operai e quello che prendo basta e avanza. Mi pagano per fare una cosa che avrei fatto la sera, dopo il lavoro e gratis. Sono fortunato”.
Ai nastri di partenza con il suo Empoli rodato e low-cost, ad agosto tutti lo davano per spacciato: Maurizio Sarri invece ha insegnato calcio alle big d'Italia, imponendosi come personaggio rivelazione dell'ultima serie A.

giovedì 24 luglio 2014

 
Settemilacinquecento chilometri e otto fusi orari separano Kaliningrad e Juzno-Sakhalin. Kaliningrad è un'exclave russa sul Baltico conquistata ai tedeschi nella seconda guerra mondiale, mentre l'isola di Sakhalin è separata dal Giappone da una sottile stiscia di mare. Ad accomunare questi due luoghi così distanti è il calcio, più precisamente la Pervij Division (Serie B russa), il campionato su cui non tramonta mai il sole.
Pochi giorni fa, a Kaliningrad si è giocata Baltika - Sakhalin. Partita noiosa, vinta 1-0 dai padroni di casa con un colpo di testa, ma a suo modo memorabile: si tratta infatti della trasferta di campionato più lunga della storia.
Le dimensioni mastodontiche della Federazione Russa rendono la Pervij Division un campionato massacrante per il fisico di chi lo disputa e dispendioso per le casse di chi paga i viaggi. Costretto a giocare in questo inferno di trasferte impossibili e jet lag anche l'Anzhi Makhachkala, il club che fino a pochi mesi fa si faceva largo nell’élite del calcio europeo a suon di rubli sul mercato.

Il Progetto Anzhi, l’utopia di portare il grande calcio nel povero Daghestan, ha avuto una vita intensa ma breve. Tutto inizia nel 2011, quando Sulejman Kerimov, uno degli uomini più ricchi del mondo e grande azionista di Gazprom e Sberbank, decide di investire sulla sua squadra del cuore. I campioni però sono restii a trasferirsi a Makhachkala, in un territorio pericoloso e lontano dagli standard delle grandi città occidentali. Il motto del presidente però è “I soldi risolvono tutto”, così Kerimov decide di indorare la pillola firmando assegni milionari e promettendo la costruzione di una cittadella sportiva comprendente un nuovo stadio e ville extra-lusso per i suoi giocatori. Nel frattempo però la squadra diventa pendolare, ospite nel vecchio quartier generale del Saturn Mosca fallito, per raggiungere il Daghestan solo nei giorni delle partite.
In tre stagioni, l’Anzhi ha investito oltre 200 milioni di euro sul calciomercato, portando a Makhachkala giocatori del calibro di Roberto Carlos, Willian e Samuel Eto’o. Il trasferimento di Eto'o è un manifesto del modo di operare dei daghestani: offerta fuori mercato di 25 milioni all’Inter e 20,5 all’anno al camerunense, che sceglie la steppa del Caucaso per diventare il più pagato al mondo. Per battere la concorrenza di campionati più prestigiosi e città più ambite, l’Anzhi è costretto a mettere sul piatto stipendi d’oro anche per giocatori di secondo piano: finisce così per convogliare sotto un'unica maglia un collettivo di calciatori interessati solo a prendere i soldi e scappare a stimolanti sfide esotiche. Si, a prendere i soldi e scappare.
Il risultato è una squadra svogliata, che attende con ansia la busta paga piuttosto che il successo: un all star team di brasiliani, africani e giocatori dell’est europeo senza amalgama né mordente, incapace di competere con squadre meno ricche come il CSKA Mosca e lo Zenit San Pietroburgo.

Anno 2013, il presidente Kerimov annuncia pesanti tagli al budget, stanco di non vincere e frustrato dalle perdite finanziarie delle sue imprese: il “progetto a lungo termine” si sgretola in pochi giorni. Kokorin, acquistato un mese prima dalla Dinamo Mosca per 19 milioni di euro, decide di ritornare al suo vecchio club portando con sé Zhirkov, Denisov e Samba; Eto’o e Willian invece approdano al Chelsea. L’Anzhi, o meglio quello che ne resta, ottiene la prima vittoria soltanto alla 20° partita di campionato. Alla fine dell’anno è retrocessione all’ultimo posto.
Una squadra senza fondamenta, spazzata via come un castello di carta. Un progetto-senza-programmazione che ha vissuto al massimo per poi morire troppo giovane, come James Dean o Jim Morrison.
I soldi non risolvono tutto.
Il nuovo Anzhi dell’austerity oggi è tra le principali candidate alla promozione in massima serie e, stando agli annunci, la dirigenza è decisa a imparare dagli errori: non si guarda più agli sceicchi ma all’accorto Krasnodar, puntando di più sui talenti russi e su quelli che la neonata academy del club riuscirà a produrre.


Giuseppe Brigante

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